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però (titolo provvisorio secondo me)
quel paraurti ne aveva visti e sopportati di eventi. aveva preso botte, proteggendo gli altri, arruginito dal tempo e dall'acqua insinuata dalle lacerazioni nella cromatura. lacerazioni aperte dalla cronicità di piccoli ripetuti contatti, spesso sugli stessi pochi centimetri quadri. debilitato dalla solitudine e dal destino, lui, un paraurti di una fiat 600 del '62, andato in pensione 20 anni dopo e lasciato nel giardino di in una casa di montagna, sotto un pero. tutta la vita a prendere colpi, quasi mai a darli, destino segnato dal suo ruolo: paraurti posteriore, protettore della targa, del cofano e sopratutto del motore. abbandonato sotto un pero, senza più nemmeno uno scopo. non c'erano più motori da proteggere, non c'era più nulla, solo le stagioni. il freddo, la pioggia, il sole, la neve, i fiori e i frutti. i fiori lo accarezzavano, planando dal pero, i frutti lo risvegliavano dal torpore, con colpi tondi e precisi. la ruggine inesorabile avanzava, come il nulla nella storia infinita, agevolata dall'inutilità, indisturbata sotto i fiori, alimentata dal marcire dei frutti. ... e chi ci avrebbe più creduto? ne io, ne lui. io che cercavo da sempre, lui fermo da anni. un bagno nella vasca antiruggine, una piccola modifica e un'idea. ora è lì, all'asciutto e al caldo, al sicuro dalla pioggia e dal vento, con una nuova mansione: mensola d'angolo sopra la tv, nella mia casina. non prenderà più botte, non farà fatica e guarderà in avanti finalmente. qualche cicatrice la si vede ancora e qualche peso ancora lo sopporterà, però secondo me ora è felice: sembra proprio che sorrida li dov'è. stivali da pioggia gialli (gattini) as seen on tv
quelli che come me conoscono il nome di battesimo di macgyver (e che hanno quindi visto la quasi totalità delle puntate), lo sanno benissimo: una graffetta può risolvere un numero illimitato di problemi. gli ingegneri dei tempi moderni, i più ingegnosi e talentuosi, hanno visto tutte le puntate di macgyver. e anche quelle dell'a-team. io non sono tra loro, ma questo è un altro discorso. datemi una graffetta e salverò il mondo.
cerchiotta e quadrimio [6]
passarono diversi giorni. settimane. mesi. niente. niente più energia. nessuno lampo, nessuna luce. quadrimio s'era spento. aveva un salvagente e non sapeva che farsene. pensandoci a quel punto non ci sarebbe nemmeno voluto arrivare. un salvagente a ricordargli quello che era stato, che poteva essere e che non è. ora il salvagente è li piegato, sgonfio in un cassetto. a fianco di una confezione di palloncini fosforescenti. chissà mai che un giorno quadrimio decida di gonfiarli, magari per far volare il salvagente in alto nel cielo. così? è finita così? ma che storia è? - protestavo rimproverando il vecchio. che razza di storia è? è una storia - disse candidamente il vecchino, prendendo la bombetta e il bastone - e non è mica detto che sia finita. tu guarda in cielo ogni tanto, non si sa mai. [storia a puntate senza finale già scritto. si si, è vero: cosa già vista anche questa, ma mi andava di farlo ed eccola! questa è l'ultima puntata. credo almeno.] [1] [2] [3] [4] [5] [6] aznalubma
in qualche modo avrei dovuto capirlo. avrei dovuto riconoscere i segnali, se pur impercettibili. impercettibili poi mica tanto. ora è tutto chiaro. ora è tutto diverso. ora è tutto rovesciato. ecco spiegata la mia avversione per i navigatori satellitari, che mai capivo dove volessero che andassi. e non c'entra il fatto che non voglio essere teleguidato da un marchingegno, proprio non capivo: a destra o a sinistra? e poi anche il caso ci si è messo, con quella maglietta col numero undici, scritto con due stanghette, sulle spalle e davanti una emme. la maglietta palindroma pure mi dovevo scegliere. e io che sempre avevo sognato di essere mancino mentre invece. e svitare i barattoli: un dramma. il cavatappi pure. e tutta quella difficoltà a leggere le etichette, le scritte. altro che dislessia. solo una cosa riuscivo a leggerla bene. una sola cosa. chiara, semplice. ambulanza. ora però ho capito. guardare avanti, sempre. una vita passata a guardarsi indietro. devo smetterla di usare lo specchietto retrovisore. [ da: le cronache di un arbre magique ] le storie di un viaggio incredibile
premessa avete presente il circo dei mostri? quello che come attrazione principale aveva gli, chiamiamoli, scherzi della natura? ecco. persone diverse, emarginate spesso, che sopravvivevano facendo della loro diversità la loro fonte di sostentamento. non era una bella vita, però permetteva loro di andare avanti. qualche esempio: la donna barbuta oppure l'uomo più grande del mondo. ora questo tipo di circo non c'è più, credo almeno, o comunque sono molto meno diffusi e poi c'è la tv e internet per vedere stranezze. dove sono queste persone? cosa fanno? alcune lavorano come attori per parti specifiche, altri partecipano ai guinnes dei primati. e probabilmente per muoversi viaggiano in aereo. da milano a lamezia terme e viceversa, a mio parere. io non sono un giramondo, ma qualche viaggio (in aereo) l'ho fatto. però ogni volta che prendo il volo linate-lamezia terme o viceversa (in agosto solitamente) rimango sempre sorpreso. c'è di tutto. il viaggio già all'attesa dell'imbarco capisci che la situazione esula dal reale: sembra una scena di big fish. la donna senza naso (proprio come nei cartoni animati: un cerotto a ics a coprire un naso che non c'è) [1], il bambino cane [2], i quattro moschettieri gay volgari con accento brianzolo [3], la donna lacrima bicellularizzata [4], l'uomo 24ore [5], la donna nervosa in stereofonia [6]. il cane con gli stivali [7]. la vera mamma della sfinge [8]. parte l'imbarco. - badate bene: non si tratta di una compagnia low cost, ognuno ha il suo posto dedicato. - assembramento indicibile. scontro di carrozzine, gabbie per animali, trolley e gambe. sudore. l'anziana sfinge, in pole position da almeno 2 ore a giudicare dallo stato di mummificazione, si vede giustamente sorpassare al traguardo, come nella corsa più pazza del mondo, dal dinamico duo: l'uomo carrozza e il ragazzo stampella. il cane della sfinge, muttley, se la ride. io anche. l'imbarco procede faticosamente tra sbuffi, pianti e miagolii. io, un po' per timore e un po' perchè chi diavolo me lo fa fare, entro quasi per ultimo, nell'ultimo bus assieme alla simpatica famiglia dei barbapapà [9]. l'aereomobile è chiaramente pieno in ogni ordine di posto, come direbbe il sagace pizzul. la mamma del bambino cane mi guarda quasi indispettita, come se fossi in ritardo a non so cosa, mentre mi siedo al mio posticino corridoio. controllo cappelliere e relativo contenuto. una sprovveduta hostess gira un pacco di cartone. l'uomo extravergine, che sembrava dormiente, reagisce in un nano secondo urlando: noooooooooo, ca me se divaca l'oulio! [10] l'hostess romana non capisce ma spaventata riporta tutto nella posizione originaria. mentre le hostess cominciano il loro baletto indiano rituale primo della partenza, il giovane uomo vescica [11] le dribbla finendo in bagno proprio mentre l'aereo rulla. attendiamo la minzione. si parte. bambini che piangono, cani che abbaiano, ragazza 'nduja che non concepisce: non le hanno fatto portare a bordo 2 kg di prodotto spalmabile piccante in vero budello di vacca. ma pensa. arriva lo spuntino. dolce o salato? da bere? - sfrigolare di stagnola: rumore di calabria. - metà dei passeggeri ha la sua colazione [12]. di queste buona parte è fritta. per un'ora e mezza di viaggio in orario non da pasto c'è chi ha mezza pitta [13]. un po' poca, si lamenta, l'uomo-bisteccone [14]. la signora pic-nic [15] offre a tutti, anche alle hostess. non si può mediare o rifiutare, altrimenti si offende. per convincere tutti brandisce una granata di peperoncini piccanti. la minaccia ha effetto, nessuno ha più niente da dire. la ragazza 'nduja sbotta pensando che se le avessero consentito di portare quello che voleva avrebbe surclassato la signora pic-nic. l'atmosfera si impregna di cotoletta fritta in olio d'oliva. turbolenze varie. non solo esterne al veicolo. vedo nuvole a forma di peperoncino, una merendella [16] e la cina. il capitano comunica che sta iniziando la discesa su linate. taluni si lamentano della poca durata del volo: non hanno nemmeno fatto in tempo a finire la colazione. all'atterraggio parte l'applauso, l'ovazione, la standing-ovation addirittura. la discesa dalle scale poggiate all'aeroplano sembra quella dei galli di asterix verso roma. all'uscita c'è una media di 6 persone in attesa per passeggero, di cui almeno 2 in lacrime. un recente studio dimostra che queste persone non si vedono da non più di 3 settimane, in media. taluni sostengono che la lacrimazione sia provocata, sui soggetti più sensibili, dalle trecce di cipolle rosse che vengono tenute in tasca come primo omaggio allo sbarco. di solito non c'è nessuno ad attendermi, ma ogni tanto mi commuovo un po' anch'io: non tutti portano le vere, dolci, cipolle rosse di tropea. note [1] = in realtà il naso c'era ma sembrava aver subito un tamponamento: era rientrato nel viso. una cosa davvero brutta da vedere [2] = bambino efftettivamente insopportabile tenuto dalla madre a una specie di guinzaglio. lui comunque ringhiava davvero. la famiglia forse era di corigliano calabro, proprio come ringhio gattuso [3] = racchiudevano il peggio del maschio (volgarità, presunzione) e dell'omosessuale (eccentritcità, rumorosità). orribili. [4] = donna con due cellulari. piangeva usando entrambi. per ore. [5] = tipico viaggiatore d'affari. la 24ore era effettivamente vuota ma servira per darsi un tono. [6] = amica della donna senza naso. possedeva uno stereo portatile che ha tenuto acceso fino all'imbarco. si agitava per qualsiasi evento, tipo un annuncio al megafono. [7] = cane di piccola taglia dotato di maglioncino e babbucce. in agosto. [8] = anziana donna calabra imperscrutabile. come da migliore tradizione: viso scavato dal sole e dalla fatica, abito nero. sguardo duro. [9] = erano in sei, il papà con la barba, una figlia vestita tutta in viola. la mamma a forma di violoncello. [10] = traduzione: no, che si rovescia l'olio! (presumo di qualche prodotto conservato appunto sottolio) [11] = andò in bagno 4 volte [12] = colazione in calabria è la merenda del mattino, consumabile dalle 10 alle 12, che può divenire pranzo per la sua importanza calorica. [13] = tipico pane da 1 chilogrammo a forma di ciambella [14] = incrocio tra galeazzi e bud spencer [15] = tipica donna calabrese di mezza età un po' sovrappeso [16] = strano frutto, incrocio tra una pesca e una mela. buonissimo questione di mandibola
ma che razza di parola è killeraggio? già mi infastidiscono gli informatici che invece di riavviare dicono restartare, che però hanno la scusante, minima, di essere appunto informatici, ma che dei rappresentanti dello stato, e quindi di tutta l'italia compresa la lingua italiana, usino queste, chiamiamole parole, proprio non mi va giù. killeraggio. ma non si può. poi lo scrivono tutti i giornali (che anche ai giornalisti un bel ripassino non farebbe male) e poi lo usano tutti, ecco come andrà. e cosa significa? e perchè usare questo neo-illogicismo stonato e insensato? paura di chiamare le cose col loro nome, forse. io intanto non upgrado il programma, lo aggiorno. suona meglio, è corretto e non mi slogo la mandibola. (a parte che al massimo potrebbe essere killaggio) la famiglia bialetti
quel giorno c'erano molti ospiti e serviva l'aiuto di tutti devi cominciare a fare da sola, disse con tono perentorio, roboante, come solo lui poteva, papà seitazze. tua papà ha ragione, replicò subito dopo quasi sbuffando mamma tremoka, è giunto il momento, devi crescere. ma non sono in grado, sussurrò a testa bassa tazzina. devi cominciare! tuonò ruvidamente seitazze. tutta la nostra famiglia lo fa. da sempre e bene! solo con la pratica riuscirai a migliorare, cercava di rassicurare tremoka, che effettivamente di esperienza ne aveva, anche più di seitazze ma ma ma, sboffonchiava tazzina, bloccata dalla paura di sbagliare. non devi avere paura, a tutti è concesso di sbagliare. a nessuno si chiede di essere subito pronto, ci vuole tempo, cercava di rassicurare tremoka ho paura, singhiozzava tazzina. basta! ricordati chi sei! urlò fischiando seitazze, giunto ormai senza più pazienza all'ebollizione ho paura, singhiozzò ancora tazzina papà seitazze era ormai inarrestabile, una volta iniziata l'ebollizione non può essere interrotta. dai tazzina, non c'è niente di cui vergognarsi, sono cose naturali, cercava di tranquillizzare tremoka, sapendo però che anche la sua pazienza stava per finire. seitazze intanto continuava a rumoreggiare da solo. lo facciamo assieme, disse tremoka sbuffando dolcemente mentre cercava di tranquillizzare tazzina. non sono capace, continuava a singhiozzare e piangere tazzina non sono capace. continuava. singhiozzava e piangeva. continuava. ecco! vedi tazzina? si fa così, esclamò sibilando tremoka. ma...siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, fischiò tazzina, sbuffando per la fine della grande fatica fatta. ce l'aveva fatta, era pronta adesso. ora si che era. papà seitazze cominciò a ribollire di gioia, talmente forte che tutti lo sentirono. tutta la famiglia cominciò a fischiare e ribollire di gioia. tazzina era salita per la prima volta. l'evento più importante della sua vita. allora il caffè è pronto, quanto zucchero? ![]() [la famiglia bialetti] |
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